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- A tribute to tennis great Martina Navratilova -


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- From the Origins to the Nineties -



Here below you can have a look at my Italian version. I hope I will be able to translate it in English as soon as possible; in the meanwhile, I thank you for your understanding... Lisa, the Webmaster.


 

Il termine "tennis" nacque in Inghilterra come probabile trasformazione fonetica dell'antico verbo francese "tenes" (divenuto "tenez" nel francese moderno), che letteralmente significa "tenete", la parola che usavano proferire i giocatori quando si accingevano al servizio per assicurarsi che l'avversario fosse pronto a ricevere.

Il tennis quale lo intendiamo ora fu elaborato da un barone inglese, il maggiore Walter Clopton Wingfield, di stanza nella guarnigione delle Indie. Fu il primo a codificare le regole del tennis moderno nel 1873.

Le origini di questo sport sono assai più lontane.

  1. Le Origini
  2. La nascita del Lawn Tennis
  3. I primi Tornei, diffusione del tennis oltreoceano
  4. Gli Anni Venti, Trenta e Quaranta
  5. I grandi campioni Australiani
  6. Inizia l'era Open
  7. Nasce la Women's Tennis Association
  8. Gli anni Settanta
  9. Gli anni Ottanta
  10. Gli anni Novanta

Nota: il simbolo [Link] presente accanto ai nomi di alcuni giocatori rimanda a dei contributi trovati in rete ed inerenti il giocatore in questione.


giocatori di Jeu de Paume

Due giocatori di Jeu de Paume - 1634


Sembra che le radici del tennis possano essere ricondotte addirittura al gioco latino della palla trigonale.
Certo è che in Francia, intorno al Duecento, veniva praticata presso la corte reale e negli ambienti ecclesiastici una disciplina affine, denominata jeu de paume (letteralmente "gioco della palma", con il sostantivo paume usato al maschile). Fonti del 1292 citano l'esistenza a Parigi di tredici fabbricatori di palle per il jeu de paume. Gli ambienti adibiti a questo gioco ricordano la struttura dei chiostri, per cui è probabile che nacque proprio all'interno dei monasteri, per poi diffondersi successivamento come passatempo tra gli uomini di corte (che forse vi indulgevano anche un pò troppo, stando ai numerosi editti reali che dal 1365 ne proibivano la pratica ai cortigiani!). Proprio una sala adibita al jeu de paume fece da cornice ad un avvenimento particolarmente importante nella storia della Rivoluzione francese, quando, la mattina del 20 giugno 1789, il sovrano Luigi XVI ordinò che ai rappresentanti del Terzo Stato venisse impedito l'accesso alla sala in cui si riunivano gli Stati Generali. I rappresentanti del popolo decisero allora di radunarsi nella vicina sala per il jeu de paume, in Rue de l'Hotel-de-Lorge, e là giurarono di non separarsi mai e di continuare a collaborare con ogni mezzo ed in ogni luogo finchè non fossero riusciti a donare alla Francia una Costituzione. Quel momento, che da allora sarebbe passato alla storia come il "Giuramento della Pallacorda", gettò le basi per l'elaborazione di uno dei testi giuridicamente più rilevanti nel diritto moderno.


Il giuramento della Pallacorda

Jacques-Louis David - "Le Serment du Jeu de Paume" (The Tennis Court Oath)
Pen washed with bistre on paper, 1791 - Musée National du Château, Versailles



Il gioco della pallacorda veniva praticato anche in Italia: bastavano una rete, una racchetta e delle palle di stoffa (che, logicamente, permettevano solo il gioco di volo e non di rimbalzo). Italiano fu anche il primo libro mai scritto sul tennis: risale al 1555, ad opera di Antonio Scaino da Salò. Interessanti informazioni e bellissime stampe sono reperibili nel sito della Dutch Real Tennis Association [§ Link of the Dutch RTA], che focalizza la sua attenzione proprio sulla pratica del jeu de paume e del gioco della pallacorda nell'ambito delle corti rinascimentali italiane, tra il 1470 e il 1700 circa (colgo l'occasione per ringraziare vivamente Mr. Cees de Bondt, che mi ha messa a conoscenza dell'esistenza del suo sito).


'Trattato del Giuoco della Palla' - 1555

Dal libro di Antonio Scaino: 'Trattato del Giuoco della Palla' - 1555
Uno dei svariati documenti che trovate nel sito di Mr. de Bondt (vedi link)



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Il barone Wingfield

"Major Walter Clopton Wingfield - Inventor of Lawn Tennis"
Riproduzione da Whitman 'Tennis, origins and mysteries', 1932



In Inghilterra erano già state sperimentate discipline come il "badminton", il "court tennis", il "racquets" ed il "real tennis" (o "royal tennis", sviluppato dai maggiori H. Gem e J.P. Perara) prima che Sir Walter Clopton Wingfield brevettasse il "lawn tennis". Lawn, perchè la superfice su cui nacque il tennis fu l'erba, la tipica erba di prato all'inglese. Nel 1873 venne dato alle stampe il manualetto in cui il barone Wingfield raccoglieva le sue istruzioni in merito alla disciplina da lui inventata e praticata per divertimento da diversi anni. La provenienza veniva attribuita ad un gioco in voga nell'antica Grecia, chiamato dal barone "Sphairistiké" (in greco appunto "giocare con la palla"). Le regole di base erano simili a quelle che conosciamo, diverse erano invece la forma del campo, a clessidra, l'altezza della rete (maggiore), il punteggio, adottato dal croquet anzichè dal court tennis.


Edward Frederick Brewtnall - 'Tea and Tennis', 1890 circa

Edward Frederick Brewtnall, 'Tea and Tennis' - Oil, c. 1890. Wimbledon Lawn Tennis Museum
Riproduzione da Gillmeister 'Tennis, A Cultural History', 1997



Il primo torneo di tennis della storia si tenne a Wimbledon, pochi chilometri fuori Londra, su un terreno in Warple Road, vicino alla stazione, appositamente ceduto dall' "All England Croquet and Lawn Tennis Club". In quel luglio del 1877 ventidue giocatori si contesero la coppa messa in palio da un giornale sportivo. Valore: venticinque sterline. Vinse un giovanotto di nome Spencer Gore, il primo campione nella storia del tennis. Fu proprio in occasione di quel torneo che vennero messe definitivamente a punto le regole: si stabilì la forma rettangolare del campo, le sue dimensioni di 23,77 m in lunghezza e di 8,23 m in larghezza, l'altezza della rete venne fissata a 1,52 m alle estremità e 0,99 m al centro, si adottò il punteggio usato nel court tennis (15, 30, 40), l'incontro venne suddiviso in punti, giochi e set, e si regolò il cambio di campo al termine di ogni set. Negli anni a seguire le racchette di legno conobbero diverse forme, da quella a cucchiaio a quella triangolare, presentata a Parigi nel 1933 dall'australiano Jack Crawford ed accolta con molta curiosità. Per il materiale delle palle si ricorse alla flanella bianca (colore che rimase peraltro utilizzato fino ad una trentina di anni fa, quando comparvero le prime palle gialle). Nel 1884 venne disputata la prima edizione femminile del torneo di Wimbledon.


Stampa di mia collezione

Stampa di mia collezione



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I soldati inglesi amavano praticare il gioco nazionale di recente invenzione ovunque si trovassero, in giro per il mondo; una turista newyorkese in visita alle Bermuda ne rimase affascinata, comprò là uno dei famosi kit promossi da Sir Wingfield, contenenti palline, racchette e il celebre regolamento, e lo portò con sè negli Stati Uniti. Da allora il tennis cessò di essere un diletto esclusivamente inglese o, tutt'al più, europeo: varcato l'oceano, si diffuse rapidamente nella "high society" americana. La prima edizione dei Campionati americani ebbe luogo nel 1881 a Newport, nel Rhode Island; nel 1915 la sede del torneo venne trasferita a New York, presso il "West Side Tennis Club" di Forrest Hills. Diversi sarebbero stati i mutamenti di superficie nel corso degli anni; erba inzialmente, terra rossa in tre edizioni del torneo (triennio 1975-1977) e, dal 1978 in poi, il cemento del nuovo impianto di Flushing Meadows. A cavallo tra il Diciannovesimo ed il Ventesimo secolo dei forti giocatori trionfavano tra Gran Bretagna e Stati Uniti. Wimbledon venne letteralmente dominato prima da William Renshaw e successivamente dai fratelli Reggie e Laurie Doherty. Tra le donne Charlotte 'Lottie' Dod si aggiudicò cinque titoli, quattro andarono a Charlotte Cooper e ben sette a Dorothea Douglas Chambers, che può sicuramente essere ricordata come la più forte giocatrice del primo anteguerra. I Campionati Americani furono vinti per sette anni consecutivi da Richard Sears, e anche William Larned sollevò lo stesso numero di coppe (ma non consecutive); in campo femminile Elisabeth Moore e Hazel Hotchkiss Wightman vinsero entrambe quattro titoli, mentre la norvegese Molla Bjurstedt Mallory se ne aggiudicò otto. Il tennis non tardò ad arrivare anche nel Nuovissimo continente; nel 1905 si giocarono per la prima volta i Campionati d'Australia, sull'erba dello stadio Kooyong di Sydney.


Lottie Dod - grazie al sito ufficiale di Wimbledon

Ritratto di Lottie Dod
© sito ufficiale di Wimbledon



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La Divina, Suzanne Lenglen - grazie al sito ufficiale del Roland Garros

La Divina, Suzanne Lenglen
© sito ufficiale del Roland Garros



A partire dal 1891 anche la Francia aveva organizzato un proprio campionato, che dal 1912 veniva disputato sui campi in terra rossa di uno dei club più antichi di Parigi, lo "Stade Français". La partecipazione al torneo era tuttavia limitata ai soli cittadini francesi, o quanto meno iscritti in club francesi. Fu nel 1925 che anche i Campionati di Francia divennero internazionali. Proprio gli anni Venti furono un'epoca d'oro per il tennis francese: tra le donne dominavano lo stile e la leggendaria imbattibilità della "divina" Suzanne Lenglen [Link], mentre il tennis maschile conosceva i trionfi dei 'Quattro Moschettieri'. Jacques "Toto" Brugnon, Jean Borotra, Henri Cochet e René Lacoste [Link] sollevarono per sei anni consecutivi l'insalatiera d'argento riservata ai vincitori della Coppa Davis, la competizione per nazioni ideata nel 1900 dallo studente di Harvard Dwight Filley Davis, che era considerata in assoluto l'evento tennistico più prestigioso dell'anno. Nel 1928 Parigi ospitò l'ennesima sfida tra Francia e Stati Uniti. Per accogliere al meglio la folla desiderosa di assistere agli incontri e di tifare per i suoi eroi, la capitale finanziò e diresse i lavori per la costruzione di uno stadio sufficientemente capiente e degno dell'avvenimento. Il terreno di tre ettari, situato presso la Porte d'Auteuil, fu ceduto dallo "Stade Français" a condizione che lo stadio portasse il nome di un membro del loro club: il pioniere dell'aviazione Roland Garros, deceduto nel corso di un combattimento aereo nel 1918, cinque settimane prima dell'armistizio.


I quattro moschettieri nel 1929: da sin. Brugnon,  Cochet, il capitano Pierre Gillou, Lacoste e Borotra - grazie al sito del Roland Garros

Da sin. Brugnon, Cochet, il capitano Pierre Gillou, Lacoste e Borotra nel 1929
© sito ufficiale del Roland Garros



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I tennisti del primo Dopoguerra erano uomini e donne di estrazione sociale medio-alta, borghesi o talvolta aristocratici, come nel caso del barone tedesco Gottfried von Cramm; in ogni caso dovevano potersi permettere i costi dei viaggi e dell'attrezzatura che portavano con sè nei vari tornei, in Europa e in America, dal momento che non potevano ricevere alcuna ricompensa in denaro in caso di vittoria. Questi gentlemen d'altri tempi giocavano indossando pantaloni e magliette a maniche lunghe di flanella bianca, mentre le signore usavano ampie gonne che arrivavano poco sotto al ginocchio e scarpe basse, in sostituzione degli stivaletti di pelle usati in precedenza. L'inventore della maglietta di cotone a maniche corte fu il "moschettiere" René Lacoste, che lanciò come simbolo della sua casa di produzione il celebre coccodrillino, ispiratogli dai giornalisti che, paragonando la sua tattica di gioco alla tecnica di caccia del coccodrillo, l'avevano soprannominato "le crocodile".


Bill Tilden

"Big" Bill Tilden
© sconosciuto - se doveste avere informazioni in merito, Vi prego di mandarmi un'e-mail




Negli anni del monopolio francese "Big" Bill Tiden [Link 1; Link 2] dominava negli Stati Uniti, dove vinse per sei anni consecutivi i Campionati. Fu altresì il primo americano ad aggiudicarsi il torneo di Wimbledon, nel 1920. Ma, soprattutto, può essere ricordato come il primo professionista nella storia del tennis. Negli anni Quaranta, ormai cinquantenne, iniziò a giocare incontri che prevedevano un montepremi in palio: viaggiava guidando tutto il giorno, talvolta anche tutta la notte, raggiungeva il luogo del torneo e, dopo aver giocato, ripartiva verso un altra meta... Gli anni Trenta videro un'alternanza anglo-americana negli albi d'oro dei tornei più importanti del mondo. Vi era l'inglese Fred Perry, che passò alla storia come colui che riuscì a strappare l'insalatiera alla Francia. Tra le donne trionfava l'americana Helen Wills Moody [Link 1; Link 2; Link 3]: gioco pulito, preciso, senza falli, con il quale conquistò otto titoli a Wimbledon, record che solo Martina Navratilova sarebbe riuscita ad abbattere cinquantadue anni dopo, nel 1990. Vinse inoltre sette volte i Campionati Americani e quattro volte il Roland Garros, per un totale di 31 titoli. Il contegno serio e composto, nonchè l'imperturbabilità con cui affrontava i diversi momenti delle sue partite, le valsero il soprannome di "Little Miss Poker Face". Nel frattempo il connazionale Donald "Don" Budge [Link] imponeva la sua classe vincendo nello stesso anno a Wimbledon, in Francia, in America e in Australia (1938); fu, insomma, il primo tennista che realizzò un Grande Slam, espressione coniata proprio in quell'occasione per indicare la vittoria di tutti e quattro i tornei più importanti del mondo nel corso di uno stesso anno.


Helen Wills Moody, la più alta a destra nella foto

Helen Wills Moody, la più alta a destra nella foto
© sconosciuto - se doveste avere informazioni in merito, Vi prego di mandarmi un'e-mail




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Anche i tornei di tennis furono in qualche modo toccati dalle tremende guerre che hanno segnato il Novecento. Sia Wimbledon che i Campionati australiani vennero sospesi tra il 1915 e il 1918 per lo scoppio della Prima Guerra Mondiale, e tra il 1940 e il 1945 per la Seconda, nel corso della quale si continuarono invece a disputare i Campionati di Francia, interrotti solo nel 1940. Un episodio particolare accadde nella finale maschile del 1944 fra Yvon Petra e Henri Cochet: il match si avvalse infatti di un arbitro speciale, la giocatrice francese Simone Mathieu, vincitrice di due titoli nel 1938 e nel 1939, la quale volle arbitrare l'incontro indossando la sua uniforme di capitano delle "Forces Françaises Libre". La fotografia sottostante si riferisce invece alla finale maschile dell'immediato Dopoguerra, nel 1946, che vide il trionfo del trentaduenne francese Marcel Bernard, iscrittosi al torneo del singolare solo all'ultimo momento, quando aveva saputo del forfait della sua compagna di doppio misto. Per quanto concerne i Campionati americani, essi vennero regolarmente disputati durante entrambi i conflitti.


Parigi, 1946: Marcel Bernard e Yaroslav Drobny - grazie al sito ufficiale del Roland Garros

Parigi, 1946: Marcel Bernard e Yaroslav Drobny
© sito ufficiale del Roland Garros



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Nel secondo Dopoguerra si assistette ad un autentico duello australo-americano. L'Australia potè vantare, nel corso degli anni, innumerevoli ottimi giocatori, quali Ken Rosewall, il piccolo maître di Sydney che si aggiudicò il Roland Garros a soli diciotto anni e sette mesi; Lewis Hoad, con il suo gioco fatto di potenti accelerazioni. E poi Frank Sedgman, Roy Emerson, Neale Fraser, Tony Roche, John Newcombe. E, soprattutto, Rod Laver [Link]; il timido e schivo mancino che realizzò per ben due volte il Grande Slam, nel 1962 e nel 1969. Tra le donne dominò Margaret Smith Court: vinse undici titoli di singolare in Australia (di cui sette consecutivi), impose i record, tuttora imbattuti, di 24 titoli di Grande Slam nel singolare e di 62 titoli complessivi di Grande Slam tra singolare e doppio. Realizzò anche un Grande Slam, nel 1970. Non si possono poi tralasciare la grazia e l'eleganza di Evonne Goolagong Cawley. Furono davvero anni straordinari per il tennis australiano; forse perchè in quel periodo il Nuovo continente era la meta preferita dei tennisti europei ed americani, che usavano recarvisi a "svernare", portando con sè da ogni parte del mondo un fertile contributo di novità e stimoli. Il successivo graduale affermarsi del tennis indoor finì inevitabilmente col togliere all'Australia quel ruolo privilegiato; ne derivarono anni di crisi profonda, durante i quali i suoi Campionati venivano addirittura snobbati dai giocatori migliori (nel 1986 non furono neppure disputati). Il problema si risolse solo nel 1988, quando gli Open d'Australia cambiarono sede, trasferendosi nel modernissimo impianto di "Flinders Park" a Melbourne, e adottarono una superficie innovativa, il rebound ace, un composto sintetico noto per favorire gli attaccanti senza tuttavia penalizzare i regolaristi.


Il grande Rod Laver - grazie al sito ufficiale di Wimbledon

Rod Laver in azione
© sito ufficiale di Wimbledon



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I primi anni Sessanta videro gli albori di una nuova era nella storia del tennis: quella del professionismo. Si ultimava così quel graduale processo iniziato nel lontano 1926, quando al Madison Square Garden di New York si giocò il primo torneo di professionisti, cui parteciparono campioni quali Bill Tilden, Suzanne Lenglen, Fred Perry e Donald Budge. Finalmente, negli anni Sessanta, e non senza innumerevoli polemiche ed ostilità, venne abolita la distinzione tra dilettanti e professionisti. Nel 1968 Wimbledon, l'ultimo torneo che aveva opposto un'anacronistica resistenza, aprì le iscrizioni anche ai professionisti. Quando si parla di passaggio all'era open si intende proprio quella graduale apertura dei tornei alla partecipazione dei professionisti, cioè di quei giocatori che, sulle orme di "Big" Bill Tilden, giravano il mondo ricevendo compensi in denaro per le loro vittorie.

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Wimbledon 1957: Darlene Hard si congraula con Althea Gibson per la vittoria - grazie al sito ufficiale di Althea Gibson

Wimbledon 1957: Darlene Hard si congraula con Althea Gibson per la vittoria
© sito ufficiale di Althea Gibson



Dagli anni Cinquanta in poi le giocatrici americane dominarono la scena mondiale. Americana era Doris Hart; ammalatasi di poliomelite da bambina, non solo riuscì a riprendere a camminare ma, lavorando con pazienza e forza di volontà, diventò una campionessa, e vinse a Wimbledon (1951), in Australia (1949), negli Stati Uniti (1954-1955) e a Parigi (1950-1952). Nel 1953 una piccola americana di San Diego divenne la più giovane vincitrice del Roland Garros: era la diciottenne Maureen Connolly. La graziosa "Little Mo" realizzò quell'anno il primo Grande Slam nella storia del tennis femminile. Quando Althea Gibson [Link] vinse a Parigi nel 1956, fu il segno di un grande cambiamento: era infatti la prima tennista di colore a vincere un titolo dello Slam. Nei due anni successivi Althea trionfò anche sull'erba di Wimbledon. Questo sport, nato come divertimento di una classe d'élite, iniziava lentamente ad allargare la sua cerchia, ad accettare che anche i neri potessero praticare il tennis anche ad alti livelli e riportando grandi risultati. Negli anni Sessanta un'altra californiana salì meritatamente alla ribalta: Billie Jean Moffitt King [Link 1; Link 2]. Grande campionessa, vinse dodici titoli di Gran Slam nel singolare (1 in Australia e in Francia, 4 in America, 6 a Wimbledon) e la cifra record di venti titoli complessivi a Wimbledon. Ma, soprattutto, grande pioniera dello sport femminile; instancabile sostenitrice del diritto delle donne ad un uguale trattamento economico rispetto ai colleghi, ha fondato la Women Sport Foundation (1974), ha inventato la competizione di tennis a squadre del World Team Tennis (1981), ha caldeggiato il voto del Congresso per l'Equity Gender Report (predisposizione nelle scuole di strutture e condizioni tali da garantire alle ragazze effettive uguali opportunità per praticare sport e costituire squadre), che avrebbe dovuto dare attuazione al Titolo IX dell'Emendamento sull'Educazione, in realtà mai applicato integralmente. Il 20 settembre 1973 è una data che molti americani e, soprattutto, molte americane, non dimenticano; quel giorno, all'Astrodome di Houston, Billie Jean King sconfisse l'ex campione Bobby Riggs nella cosìddetta "battaglia dei sessi". In palio c'era la promessa di aumentare, anche se di poco, i montepremi femminili. Quello stesso anno Billie Jean King provocò un vero e proprio "scisma" nel mondo del tennis: insieme ad un gruppo di altre giocatrici diede vita ad una associazione separata da quella maschile, con un proprio sponsor ed un autonomo circuito di tornei. Fu così che nacque la Women's Tennis Association (WTA), con la sponsorizzazione della Philip Morris (da cui il nome di "Virginia Slims Tour"), ed uno slogan: "You've Come a Long Way, Baby", assolutamente veritiero...


Billie Jean King in azione sull'erba di Wimbledon e, a destra, nella conferenza stampa con Bobby Riggs prima della celebre "Battaglia dei sessi", il 20 settembre 1973

Billie Jean King in azione sull'erba di Wimbledon e, a destra, nella conferenza stampa
con Bobby Riggs prima della celebre "Battaglia dei sessi", il 20 settembre 1973



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Jimmy Connors - grazie a Allsport

"Jimbo" Jimmy Connors
© Allsport



I giovani tennisti degli anni Settanta iniziavano la loro carriera verso i diciott'anni, partendo subito da professionisti; per questo si può dire che furono la prima generazione di professionisti. Il dominio americano si riconfermava continuamente, sia in campo maschile che femminile. Jimmy Connors [Link 1; Link 2], celebre per il rovescio bimane, preciso e potente, fu l'unico giocatore che si aggiudicò gli Open degli Stati Uniti su tutte e tre le diverse superfici sulle quali vennero disputati (nel 1974 sull'erba; nel 1976 sulla terra rossa; nel 1978, 1982 e 1983 sul cemento di Flushing Meadows). I 109 tornei vinti nel singolare sono inoltre un record di "Jimbo" ancora ineguagliato in campo maschile, insieme a quello di "anzianità": si ritirò 1992, dopo essere riuscito l'anno precedente, all'età di trentanove anni, a raggiungere ancora le semifinali agli U.S. Open, acclamato e sostenuto con memorabile entusiasmo dal suo pubblico.


Arthur Ashe

Arthur Ashe
© Jean-Loup Gautreau - Getty Images



Come non ricordare poi Arthur Ashe [Link], soprannominato "il Professore", forse per il grande fair play sempre dimostrato in campo, forse anche per via di quella laurea in Economia che l'aveva avvicinato relativamente tardi al professionismo. Nel 1975, battendo Jimmy Connors in finale, divenne il primo tennista di colore a vincere Wimbledon; realizzò così uno degli scopi che si era da sempre prefisso, quello di dimostrare cioè come un nero possa trionfare non solo negli sport più "duri", come la boxe, il basket, il football, ma anche in una disciplina raffinata quale il tennis. Un tennis sempre meno élitario, questo sì, ma ancora poco conosciuto e praticato nei ghetti e nei quartieri di periferia delle grandi metropoli americane. Arthur Ashe è scomparso nel febbraio del 1993, stroncato dall'AIDS contratta in seguito alle numerose operazioni a cuore aperto cui fu sottoposto, e a causa delle quali aveva abbandonato prematuramente il professionismo sul finire degli anni Settanta. Negli ultimi tempi era ritornato nel mondo del tennis, riuscendo a coinvolgere giocatori e giocatrici per il finanziamento di una fondazione per la ricerca sull'AIDS. Una fondazione che opera ancora oggi, e porta il suo nome; come porta il suo nome pure il nuovo stadio centrale degli U.S. Open, inaugurato nel 1997.


John McEnroe - grazie al sito ufficiale di Wimbledon

John McEnroe
© sito ufficiale di Wimbledon



Dal professore al "monellaccio", al "moccioso" di origine irlandese che si è fatto amare per lo strordinario talento, ed al tempo stesso odiare, per l'indiscutibile caratteraccio: John McEnroe [Link 1; Link 2], "the Genius", ha imperversato con le sue volé mozzafiato dalla fine degli anni Settanta in poi. Fu un degno rivale per il "vichingo" biondo dagli occhi di ghiaccio e lo sguardo magnetico, che trionfò sull'erba di Wimbledon per cinque anni consecutivi.


Bjorn Borg

"Re" Bjorn Borg
© Getty Images



Bjorn Borg [Link] si rivelò un vero "rompicapo" per i puristi dell'epoca: era infatti un regolarista, un grande terraiolo, il cui gioco regalava però grandi successi anche sull'erba, facendogli vincere, dal 1975 al 1980, ben cinque titoli consecutivi a Wimbledon. I suoi pallonetti liftati competevano con le destrezze di McEnroe in una bellissima rivalità, destinata purtroppo a spezzarsi quasi sul nascere; precisamente nel 1983, quando Borg, all'apice della sua carriera, decise improvvisamente di ritirarsi. Si distinsero in quegli anni anche altri giocatori, tra i quali possiamo ricordare l'americano Vitas Gerulaitis, l'argentino Guillermo Vilas [Link], l'italiano Adriano Panatta (l'unico che riuscì a sconfiggere Re Borg nel suo regno, la terra rossa del Roland Garros) e l'istrionico rumeno Ilie Nastase, "Nasty" per i tifosi.


Chris Evert - grazie al sito ufficiale di Wimbledon

Chris Evert
© sito ufficiale di Wimbledon



Il 21 dicembre 1972, il giorno del suo diciottesimo compleanno, Chris Evert [Link] divenne professionista. Da allora "Ice Maiden" non smise più di incantare gli americani; per la grazia e il fascino che sapeva esprimere anche in campo, quando passava le avversarie con il suo micidiale rovescio bimane. Per la bravura che la rendeva nettamente superiore rispetto alle altre giocatrici, e che le fece vincere 157 tornei nel singolare; record che solo la sua eterna rivale sarebbe riuscita a superare. Una rivale che veniva dall'Est, naturalizzata americana per fede e per scelta, ma soprattutto per realizzare il sogno di diventare una campionessa. Martina Navratilova è diventata la più grande tennista di tutti i tempi. I record da lei realizzati in ventun anni di carriera costituiscono tuttora un traguardo lontano e difficilmente raggiungibile: 167 tornei vinti in singolare, 187 in doppio, 331 settimane al vertice delle classifiche, 1683 incontri disputati in carriera, di cui 1455 vittoriosi. Cifre quasi imbarazzanti, che testimoniano inequivocabilmente il segno lasciato da Martina nella storia del tennis. E poi, come dimenticarlo, restano lo stupore e gli applausi che ha strappato al pubblico con i suoi smash di fatale precisione, con le sue volé dalle geometrie perfette, frutto di irripetibili attimi di estro. Un altro dato rimane, indiscutibile, negli annali del tennis. Fino alla seconda metà degli anni Ottanta i vertici delle classifiche WTA recarono solo i nomi di Martina e Chris. Una bellissima e sana rivalità, un binomio che ha resistito in cima al ranking femminile per quasi dodici anni, dal novembre del 1975 all'agosto del 1987. Con un'unica, breve parentesi di 22 settimane, nel 1980, costituita dalla bambina prodigio americana Tracy Austin, che dopo essere diventata la più giovane vincitrice nella storia degli U.S. Open, riuscì ad arrivare in testa alle classifiche.


Martina, Chris e Tracy alla fine degli anni '70 - grazie a "Matchball" (n.679, 12/8/1994)

Martina, Chris e Tracy alla fine degli anni '70
grazie a "Matchball" (n.679, 12/8/1994)



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Ivan Lendl

Ivan Lendl
© sito ufficiale degli U.S. Open



Si aprirono all'insegna dei trionfi di John McEnroe, delle sue rivalità con il Jimmy Connors degli ultimi momenti migliori e con i primi successi di Ivan Lendl. Il cecoslovacco di Ostrava, così ombroso e riservato, poco simpatico ai più, dominò letteralmente la seconda metà degli anni Ottanta. Numero uno delle classifiche ATP dal 1985, Lendl si aggiudicò otto titoli dello Slam: 3 Roland Garros, 3 U.S. Open, 2 Australian Open. E nessun titolo a Wimbledon. Forse, come scrisse una volta Martina Navratilova, che del torneo londinese certo 'se ne intende', Ivan ha "sbattuto per anni la testa contro un muro", ostinandosi a proporre un gioco non congeniale per l'erba, senza potenziare il suo punto debole, cioè il gioco a rete. Il palmarès di Lendl resta comunque di tutto rispetto: 94 titoli in singolare, che lo proiettano al secondo posto fra i tennisti uomini che più hanno vinto, alle spalle di Jimmy Connors.


Steffi e Boris da piccoli - Brühl 1980

Steffi Graf e Boris Becker da piccoli - Brühl 1980
© sconosciuto - se doveste avere informazioni in merito, Vi prego di mandarmi un'e-mail




Il 7 luglio del 1985 un ragazzino appena diciassettenne, biondo e lentigginoso, sollevò al cielo il trofeo di Wimbledon, consacrandosi il più giovane vincitore nella storia del torneo. Si chiamava Boris Becker [Link 1; Link 2; Link 3; Link 4], veniva da Leimen, un paesino tedesco vicino a Colonia, e da quell'esordio sorprendente ed inaspettato proseguì brillantemente, aggiudicandosi altre 3 volte Wimbledon, 2 Australian Open ed 1 U.S. Open, per un totale di 49 tornei in carriera. Ma, più di tutto, rimangono nel ricordo dei tifosi il suo carisma in campo, le emozioni che regalava con le sue insperate rimonte al quinto set, alla quinta ora di partita, quando non ci si credeva più; i tuffi spettacolari sull'erba di Wimbledon, nei tanti miracolosi recuperi sotto rete, e gli inusuali monologhi con cui scandiva il ritmo degli incontri. Anche fuori dal campo Boris è stato un personaggio sui generis, sempre pronto a prendere posizione sulle grandi e piccole questioni di tutti i giorni. Nel 1986 in Germania sembrò scoppiare la "febbre del tennis". Non poteva essere altrimenti; oltre al campione di Leimen, iniziava a raccogliere successi nei tornei più importanti un'altra ragazzina tedesca cresciuta nella Renania, con la quale lo stesso Boris si era tavolta allenato da piccolo. Partita dal paesino di Brühl Steffi Graf [Link 1; Link 2; Link 3] arrivò in cima al ranking mondiale nell'agosto del 1987, la terza numero uno del mondo da quando il computer della WTA aveva iniziato a redigere le classifiche (cioè, dal 1975). Nel 1988 Steffi giocò in modo straordinario, vincendo contro qualsiasi avversaria, realizzando il terzo -e finora ultimo- Grande Slam nella storia del tennis femminile, e vincendo la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Seul, dove il tennis si ripresentava come disciplina di prova in seguito alla lunga esclusione decretata da De Coubertin. Il suo gioco era potente e leggero al tempo stesso; potente per via del celebre diritto, che sapeva eseguire con precisione e destrezza da qualunque angolazione, e leggero per l'eccellente mobilità in campo, per la corsa elegante ed atletica. Steffi si è ritirata nell'agosto del 1999 dopo aver vinto 107 titoli in singolare, di cui 22 dello Slam, ed essere stata per un totale di 377 settimane al vertice delle classifiche, cifra che resta tuttora record assoluto. Il 1988 non fu solo l'anno di Steffi Graf: fu anche l'anno migliore, primo ed ultimo, di Mats Wilander. Lo svedese dal gioco talentuoso divenne il numero uno e completò tre quarti dello Slam, battendo Ivan Lendl nella finale degli U.S. Open con una memorabile maratona di sei ore. Ma dall'anno seguente scivolò via lentamente dalle vette del ranking. A seguito di un intervento al ginocchio ed altri problemi, sia fisici che personali, terminò così la sua breve ma luminosa carriera, con un bottino di 33 titoli, fra cui 7 dello Slam.


Il celebre diritto di Steffi Graf - Roland Garros 1999

Il celebre diritto di Steffi Graf - Roland Garros 1999
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Monica Seles, Australian Open 1993

Monica Seles solleva il trofeo degli Australian Open 1993
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L'era Graf conobbe una parentesi di circa tre anni, durante i quali Steffi dovette accontentarsi di un ruolo secondario: si era piazzata saldamente in testa alla classifica WTA una "belvetta" di origine slava. Monica Seles [Link 1; Link 2; Link 3; Link 4] era nata a Novi Sad, capoluogo della Vojvodina, provincia serba di etnia ungherese e, nel marzo del 1991, all'età di diciassette anni e tre mesi, divenne la più giovane numero uno nella storia del tennis femminile. Monica giocava con forza e precisione, imponendo alle avversarie il suo ritmo, fatto di accelerazioni improvvise, giostrando abilmente diversi schemi tattici nel corso della partita; vinceva combinando tecnica e concentrazione mentale. I puristi storcevano il naso per l'impugnatura bimane sia di diritto che di rovescio, nonché per i celebri urletti con cui accompagnava l'esecuzione dei colpi; resta il fatto che Monica realizzò tre quarti di Grande Slam per due anni consecutivi, nel 1991 e nel 1992, quando mancò l'impresa per una sola partita, la sconfitta nella finale di Wimbledon ad opera di Steffi Graf. Era logico aspettarsi da lei grandi cose l'anno seguente; venerdì 30 aprile 1993 il destino decise diversamente, ed accadde l'impensabile. Durante un cambio di campo nei quarti di finale del torneo di Amburgo, che la vedevano opposta alla più piccola delle sorelle Maleeva (Magdalena), venne accoltellata da uno squilibrato proclamatosi poi un fan accanito di Steffi Graf. Monica fu così brutalmente costretta ad abbandonare il tennis, incalzata da eventi imprevedibili che finirono col tenerla lontana dal professionismo fino all'agosto del 1995; da allora non è ancora riuscita a ritornare la numero uno, a completare quell'opera lasciata a metà per un oscuro disegno della sorte, ma continua a dare dimostrazione di ammirevole coraggio e tenacia, giocando ancora un tennis di alto livello e lottando per scalare nuovamente la classifica. Poco dopo il ritiro della grande, indimenticabile, Martina Navratilova, nel mondo del tennis si è affacciata un'altra Martina; ventiquattr'anni più giovane, nata anche lei nella Repubblica Ceca, a Kosice, ma cresciuta in Svizzera dalla madre maestra di tennis, la piccola Martina Hingis ha raggiunto il vertice del ranking WTA nel marzo del 1997, e da allora si è aggiudicata 5 titoli dello Slam (1 U.S. Open, 1 Wimbledon, 3 Australian Open); dall'ottobre del 1998 Martina si alterna alla guida delle classifiche con l'americana Lindsay Davenport, coetanea e partner di doppio ai tempi del college di Jennifer Capriati [Link 1; Link 2]. Molti ricordano la bambina prodigio di origine italiana, la stellina schiacciata nella sua ascesa dal fardello di pressioni e responsabilità che la carriera professionistica inevitabilmente comporta, ma che risulta tanto più gravoso quando ancora si sta attraversando la delicata fase dell'adolescenza.


Gabriela Sabatini, Us Open 1995

Gabriela Sabatini - Us Open 1995
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Una sorte in qualche modo analoga pare sia toccata anche alla bella argentina Gabriela Sabatini [Link 1; Link 2]. "Core de Roma" per il pubblico italiano (si aggiudicò infatti per quattro volte gli Italian Open), non ha ottenuto i risultati cui pareva destinata quando aveva fatto il suo ingresso nel professionismo. Erano i primi anni Ottanta, e lei era soprattutto la compagna di doppio di Steffi Graf, etichetta dalla quale faticò non poco a liberarsi. Gabriela si è ritirata nel 1996; nel suo palmarès resta un unico titolo dello Slam (U.S. Open del 1990), mentre rimane per i tifosi il ricordo di una ragazza discreta e di una seria professionista.


Stefan Edberg

Stefan Edberg
© Deutsche Presse-Agentur



In campo maschile, gli anni Novanta esordirono all'insegna della purezza nello stile e dell'eleganza nel gesto: all'insegna cioè di Stefan Edberg [Link], lo svedese fine e riservato che ha conquistato tutti con il tocco delle sue volé e con un rovescio da manuale. Numero uno delle classifiche nel 1990 e nel 1991, l'anno seguente il suo breve regno venne surclassato da un picchiatore, nato nell'assolata Florida, che impugnava la racchetta come fosse una clava... Jim Courier impose la sua testardaggine di voler arrivare là dove nessuno l'avrebbe immaginato, sopperendo con un'ostinata forza di volontà alla mancanza di stile e, a detta di alcuni, di talento. Con lui erano iniziati gli anni degli schiaffi alla palla, sparati da fondocampo in colpi piatti e potenti.


Andrè Agassi

Andrè Agassi
© BBC website



Gli anni del ragazzo di Las Vegas dal look di tendenza, quell'Andrè Agassi [Link] che inaugurò l'era dei camicioni, dei bragoni stile hip-hop, portando nella moda del tennis il look dei ragazzi che camminano per le strade delle metropoli americane, osando colori sgargianti laddove la tradizione aveva da sempre imposto il bianco o, al massimo, le tinte pastello. Vincitore sulla sacra erba di Wimbledon nel 1992, la sua stella è tornata a splendere nel 1999, dopo alcuni anni bui; Andrè ha vinto in tre tornei dello Slam e si è ripreso lo scettro di numero uno delle classifiche.


Pete Sampras

Pete Sampras
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Fedele al bianco è sempre rimasto l'americano di madre greca Pete Sampras [Link], emulo dichiarato del grande Rod Laver. Sampras ha riproposto un gioco ricco di stile e classe nell'esecuzione dei colpi, e l'ha conciliato con la potenza pressante dei ritmi odierni. "Pistol Pete" è stato il numero uno delle classifiche dal 1993 al 1998, quasi ininterrottamente, ha vinto 61 titoli nel singolare, tra cui 13 tornei del Grande Slam (2 Australian Open, 4 U.S. Open, 7 Wimbledon), record assoluto in campo maschile (con la vittoria a Wimbledon nel 2000 ha infranto infatti il record dell'australiano Roy Emerson, che vinse 12 titoli dello Slam). Il tutto compensa ampiamente quella mancanza di carisma che viene talvolta attribuita al campione americano, dote innata e avara, che non omaggia chiunque. Gli anni Novanta hanno portato anche a momentanee, e spesso fugaci, ribalte, molti giocatori di diverse nazionalità. Si possono citare, ad esempio, la carica dei terraioli spagnoli Sergi Bruguera, Alex Corretja, Carlos Moya, la simpatica Arantxa Sanchez Vicario e Conchita Martinez, la ceca Jana Novotna [Link 1; Link 2; Link 3], l'austriaco Thomas Muster, il croato dal servizio-bomba e rendimento discontinuo Goran Ivanisevic, detto "Aceman". E, ancora, gli australiani Patrick Rafter e Mark Philippoussis, il cileno Marcelo Rios, i brasiliani Gustavo Kuerten e Fernando Meligeni; tra le donne, le sorelle americane di colore Venus e Serena Williams [Link] e la russa Anna Kournikova...

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Passo dopo passo siamo giunti così al Duemila, al presente, la storia di domani che sfila quotidianamente sotto i nostri occhi. Talvolta soffermandosi un istante a ricordare le sue radici, le sue origini; come è successo a Wimbledon, che ha inaugurato il nuovo millennio rendendo omaggio proprio ai grandi campioni del millennio appena trascorso (vedi link sottostante).

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